DE • FORME - Gloria Avicolli Genua
La Galleria Spazio Arte Petrecca è stata lieta di presentare de·forme, mostra personale di Gloria Avicolli Genua, dal 28 agosto al 6 settembre 2026, a cura della Galleria Spazio Arte Petrecca e con il patrocinio del Comune di Isernia.
de·forme nasce da una riflessione sulla forma intesa non come elemento fisso e definitivo, ma come territorio instabile, mutevole, aperto alla trasformazione. Già il titolo racchiude il senso della ricerca: richiama immediatamente l’idea della deformazione, ma il punto che interrompe la parola ne altera la lettura e ne amplia le possibilità di significato
De-forme: forme che cambiano, si dissolvono e si ricompongono; forme da cui partire e alle quali tornare, ogni volta con uno sguardo diverso.
Al centro del progetto si trova il rapporto tra forma e percezione.
Nella sua ricerca, Gloria Avicolli Genua esplora la capacità dell’immagine di sottrarsi a una lettura univoca, muovendosi in uno spazio sospeso tra riconoscibilità e astrazione. Contorni, colori e presenze visive danno vita a immagini nelle quali ciò che vediamo non coincide necessariamente con ciò che crediamo di riconoscere.
La forma perde così la propria apparente stabilità e diventa un campo aperto di possibilità. Lo spettatore è chiamato a prendere parte a questo processo: le opere non chiedono soltanto di essere osservate, ma di essere attraversate dallo sguardo e interpretate.
Di fronte a ciò che rimane indefinito, l’occhio cerca riferimenti, costruisce associazioni, riconosce frammenti e, subito dopo, è costretto a rimetterli in discussione.
Il significato non è dato una volta per tutte, ma si costruisce nell’incontro tra l’immagine e chi la osserva.
Anche l’identità visiva scelta per de·forme anticipa questa ricerca.
Una presenza verde, impossibile da definire con certezza, emerge da un’immagine volutamente sfocata e granulosa.
Figura e sfondo sembrano confondersi e contaminarsi, mentre la perdita di nitidezza priva lo sguardo dei suoi consueti punti di riferimento.
Non è più essenziale stabilire con precisione che cosa si stia guardando; diventa invece centrale interrogarsi su come lo si stia guardando.
È in questa tensione tra definizione e indeterminatezza, riconoscimento e trasformazione, che prende forma de·forme: un invito a considerare il cambiamento non come perdita dell’identità originaria, ma come possibilità di generare nuove immagini, nuove letture e nuovi significati.
