L'ARCHITETTURA DENTRO 2.0
Nel contesto della ricerca architettonica contemporanea, il disegno assume un ruolo che trascende la funzione tradizionale di strumento rappresentativo o anticipatorio dell’opera costruita, configurandosi come ambito autonomo di produzione teorica e come luogo privilegiato di riflessione critica sulla disciplina.
L’architettura disegnata si presenta oggi come un vero e proprio campo di indagine, nel quale il progetto viene sottoposto a processi di astrazione, verifica e interpretazione che ne mettono in luce le strutture profonde, indipendentemente dalla loro immediata traducibilità in forma edificata.
In questo quadro si collocano le ricerche di Alessandro Acciarino, Enrico Ansaloni, Cecilia Anselmi, Carmelo Baglivo, Cesare Battelli, Federico Bilò, Stefano Canziani, Renato Capozzi, Federica Visconti, Claudio Catalano, Fabio Fabiani, Roberto Franchitti, Massimo Gasperini, Ruggero Lenci, Emmanuele Lo Giudice, Paolo Martellotti, Antonio Pallotta, Valerio Palmieri, Giorgios Papaevangeliou, Renato Partenope, Pia Pascalino, Efisio Pitzalis, Simone Porfiri, Carlo Prati, Maria Luisa Priori, Franco Purini, Francesco Taormina e Giovanni Vaccarini, le cui opere disegnate testimoniano una pluralità di posizioni teoriche accomunate dalla consapevolezza del disegno come atto conoscitivo.
Il disegno, in questi lavori, non è mai neutro: esso costituisce una forma di pensiero visivo nella quale convergono memoria storica, misura geometrica, controllo compositivo e costruzione simbolica dello spazio.
Linea, segno, campitura e geometria operano come categorie operative, capaci di interrogare criticamente il rapporto tra architettura, città e paesaggio, e di rendere visibili i principi ordinatori sottesi al progetto. All’interno di questo corpus emerge una tensione dialettica tra rigore strutturale e apertura interpretativa.
Da un lato, le ricerche di Purini, Lenci e Capozzi riaffermano il disegno come fondamento epistemico della disciplina, strumento di indagine tipologica e morfologica, in cui la geometria e l’ordine assumono il valore di strutture permanenti del progetto architettonico.
Dall’altro, nei lavori di Anselmi, Porfiri, Franchitti e Papaevangeliou, il disegno diviene spazio narrativo e sperimentale, capace di accogliere deviazioni, ambiguità e costruzioni critiche che mettono in discussione la realtà costruita e i suoi codici consolidati.
L’architettura disegnata si configura così come territorio intermedio tra teoria e progetto, in cui l’atto progettuale si emancipa dalla contingenza del cantiere per assumere una dimensione riflessiva e analitica.
Nei disegni di Battelli, Palmieri e Vaccarini, la città è spesso ridotta a struttura essenziale, a sistema di relazioni astratte e misurabili; in quelli di Priori, Pascalino, Pallotta e Pitzalis emerge invece una maggiore attenzione alla dimensione percettiva, simbolica e fenomenologica dello spazio abitato.
Nel loro insieme, questi contributi riconoscono al disegno il valore di pratica resistente, capace di opporsi sia alla progressiva smaterializzazione del progetto sia alla sua riduzione a pura simulazione digitale.
L’atto del disegnare riafferma il tempo lungo della riflessione, la precisione del gesto e la responsabilità critica dell’architetto nei confronti della disciplina e del contesto culturale in cui opera.
La mostra e il presente catalogo intendono dunque restituire il disegno non come documento ancillare, ma come opera autonoma, luogo di sintesi tra teoria e immaginazione, tra storia e progetto.
L’architettura disegnata qui raccolta non rappresenta semplicemente edifici possibili, ma costruisce modelli di pensiero, misura il reale e ne rivela le strutture latenti, confermando il disegno come uno dei più rigorosi e fecondi strumenti di conoscenza dell’architettura.
